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Guido
Anacleto Piergallina nasce a Ponzano di Fermo, da
modesta famiglia di agricoltori, l'8 dicembre 1904.
All'età di dodici anni, già entrato in Seminario a
Fermo, perde tragicamente il padre. Fra notevoli
difficoltà, riesce a proseguire gli studi e matura
gradualmente la vocazione missionaria. Il 27 settembre
1923 entra nel Pontificio Istituto Missioni Estere;
compie gli studi di teologia a Monza e Milano e presta
il giuramento perpetuo l'8 ottobre 1927. I suoi compagni
di teologia lo ricordano come «molto buono e molto
intelligente, certo per ingegno uno dei migliori della
classe» (p. Francesco Frumento).
Mentre si va profilando l'ideale e la possibilità di
partire missionario per la Cina, inizia il doloroso
calvario della malattia: l'impegno totale e senza
riserve profuso nello studio e nell'insegnamento sono
probabilmente all'origine di una grave forma di
deperimento organico, che ben presto degenera in
esaurimento nervoso e richiede ricoveri prolungati in
clinica, a Treviso e Venezia.
Si delinea un periodo di lieve miglioramento. Il 6
luglio 1930 è finalmente ordinato sacerdote. Segue però
un ulteriore riacutizzarsi della malattia, sino a che,
risultate ormai vane le cure mediche, la mamma vuole
assistere personalmente il giovane sacerdote, nella
segreta speranza che l'ambiente familiare sia per lui la
medicina migliore. Nel 1939 Padre Guido torna a
Grottazzolina ed inizia realmente per lui, dopo un primo
periodo di difficile ambientamento, il lento e faticoso
cammino della convalescenza.
Nel frattempo riprende i suoi studi, sviluppandoli in
molteplici direzioni. Fra l'altro, la perfetta
conoscenza di numerose lingue gli consente di
intervenire spesso a favore della popolazione presso le
varie truppe straniere che si susseguono nel periodo
convulso della fine della seconda guerra mondiale.
Questo sacerdote «sui generis», burbero e dotto, con una
barba fluente, frustrato dalla malattia nella sua
aspirazione più profonda, si viene ritagliando
gradualmente un proprio spazio nella vita diocesana,
dimostrando ben presto una vitalità ed un entusiasmo
inimmaginabili.
Nel dopoguerra i suoi interessi si orientano soprattutto
verso la storia locale. Ispettore onorario alle
antichità ed alle opere d'arte, conduce con successo
numerosi scavi a Grottazzolina, portando alla luce nel
1949 importantissimi reperti di necropoli picene,
reperti catalogati e conservati presso il Museo
Archeologico di Ancona. Della scoperta, fra l'altro, si
dà ampio cenno negli «Atti della Accademia Nazionale dei
Lincei».
Il 20 dicembre 1951 Padre Guido Piergallina è
ufficialmente incardinato in diocesi. Diviene quindi
Archivista diocesano, incarico che lo aiuta, per molti
versi, a liberarsi dal rischio di spegnersi entro un
angusto ambiente provinciale, proiettandolo a contatto
con studiosi italiani e stranieri, per i quali è una
preziosissima guida nei più labirintici recessi
dell'Archivio Arcivescovile, del quale diviene perfetto
conoscitore. Il 3 ottobre 1953 è a fianco del Prof.
Michael Jaffé, docente di Storia dell'arte presso
l'Università di Cambridge, quando vengono scoperti
documenti che fugano ogni dubbio sulla paternità del
Rubens circa la celebre Natività, custodita presso la
Pinacoteca Comunale di Fermo.
La stessa candida generosità con cui egli mette a
disposizione di chiunque i risultati delle sue ricerche
può spiegare perché solo in minima parte tali ricerche
siano sfociate in vere e proprie pubblicazioni. Fra
queste, comunque, ricordiamo: S. Ugo e la Chiesa
priorale di Montegranaro; Fra' Masseo da Sanseverino;
L'inebriante passione (Vita di Padre Giambattista
Ciccolungo), 1964; Marietta Gioia e il suo diario, 1973.
Opere, tutte, contrassegnate da una ricerca scrupolosa
ed appassionata di testimonianze eroiche di vita
cristiana, il più delle volte nascoste o dimenticate, e
restituite, nella luce della pura verità storica, alla
loro grandezza originaria. Un posto a parte merita
infine questo lavoro ponderoso sulla storia di
Grottazzolina, portato a termine già nel 1963 e, per una
serie di spiacevoli vicissitudini, solo ora pubblicato
postumo.
Negli ultimi anni della sua vita, Padre Guido
intensifica i suoi viaggi all'estero: Francia, Spagna,
Portogallo, Grecia, Turchia (dove ha un lungo
memorabile colloquio con l'allora Patriarca Athenagoras),
Palestina. Aveva intanto ottenuto numerosi
riconoscimenti per la sua attività di studioso: fra le
onorificenze più significative si possono ricordare
quelle dell'Académie Française e la medaglia d'oro
dell'Accademia Universitaria Nazionale.
In questi anni, ormai superato completamente
l'esaurimento nervoso, la sofferenza fisica non ha mai
smesso di bussare forte nella vita di Padre Guido.
Subisce prima due interventi chirurgici, allo stomaco ed
agli occhi, finché, nel novembre 1973, dopo ripetute
pressioni da parte dei familiari, accetta di sottoporsi
ad esami ed accertamenti clinici, in conseguenza di un
acuto dolore alla spalla destra. Il responso è infausto:
un tumore al rene, con metastasi diffuse alla spalla e
successivamente al bacino, lo avvia verso l'ultimo
calvario, immobilizzandolo a letto fino alla morte, che
lo coglie a Fermo il 18 maggio 1975.
Alla luce di questa ultima prova, l'intera esistenza di
Padre Guido assume un significato nuovo e più profondo:
egli ha saputo lucidamente abbracciare la croce della
sua vita, affrontando con fede e semplicità solitudine e
malattie, vincendole anzi, fino a sopraffarle, con il
lavoro e la preghiera; persino con un umorismo
straripante e contagioso, che diventa per lui occasione
di dialogo immediato con tutti. Padre Guido infatti sa
parlare e parla con tutti, con giovani studenti,
illustri professori universitari, poveri contadini,
atei militanti.
Questo stile così prorompente ed originale, fatto di
colloqui schietti ed avveduti, di esortazioni brusche ed
energiche, ma anche di battute fulminanti e ormai
storiche, gli permette di riconquistarsi quello spazio
di testimonianza e di annuncio cristiano che la
malattia sembrava, un tempo, avergli sottratto
definitivamente, rendendolo quindi, agli occhi di tutti,
un uomo libero e realizzato, «contento della propria
sorte», come egli amava ripetere. Probabilmente anche
per questo il ricordo di Padre Guido Piergallina rimane
ancora così vivo «nella memoria dei posteri, che è -
come egli ha scritto - la vita del cuore».
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